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iDeemocratici
pensieri, idee e progetti per il futuro



Luca Bosi
Componente
Assemblea Nazionale PD


i
Deemocratici




7 aprile 2008
Nel bene o nel male, sempre noi!

Pochi giorni alla fine della campagna elettorale. Le ultime ore per parlare con quante più persone possibili, spiegare il nostro progetto, il nostro programma e mostrare il nostro sguardo, che è sempre rivolto con convinzione al futuro.
Non so cosa accadrà il 14 aprile ma sono certo che abbiamo segnato un cambiamento storico e che ci apprestiamo ad una fase nuova della politica italiana. Qualcuno rimprovera, in questi giorni, a Walter Veltroni di essere troppo morbido con gli avversari, io invece ritengo che si tratti di uno stile che nel medio periodo pagherà moltissimo.
Con questa sobrietà si parla all'elettorato nella sua interezza perchè gli italiani, che sono ancora un popolo civile, sanno ascoltare chi pone loro una visione politica migliorativa dei loro interessi di cittadini. Alla fine possono anche non essere convinti della bontà delle proposte ma capiscono che da questa parte si sta parlando un linguaggio nuovo, meno cattivo, e questo credo farà la differenza.
La cosa buffa è che noi parliamo di noi stessi e che i nostri avversari fanno la stessa cosa (parlano di noi)! Appunto, nel bene (quando ci presentiamo) e nel male (quando ci denigrano) sempre noi.
Questo significa che facciamo paura e che i nostri avversari sono portatori di una straordinaria pochezza in termini di contenuti. Ho visto ieri militanti del Pdl distribuire volantini con le facce di Fassino, Veltroni, Prodi, Rutelli, Amato, D'Alema ricoperte di epiteti non simpatici e ho avuto la sensazione di una comunicazione vecchia, distonica con il Paese. Si intenda, praticata in passato un po' da tutti (noi non siamo estranei), ma oggi superata perchè fa parte di quella logica "anti" che non risolve più la complessità di questa nostra società.
Noi siamo sempre "per": per un mondo più giusto, per l'ambientalismo del sì, per pagare tutti e pagare meno, per la giustizia rapida, per la sicurezza, per il lavoro stabile, per una scuola che funzioni,... e questa è la nostra grande sfida.
Speriamo che in futuro si battano idee "per", ma siamo fiduciosi perchè il nostro "perismo" sta già cambiando le carte in tavola e ci fa stare sempre al centro di un dibattito maturo.


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18 marzo 2008
Povera Alitalia e povera Italia

L'affaire Alitalia tiene ovviamente banco in queste ore, dopo che il CdA ha condiviso la proposta vincolante di Air France. Scontati appaiono i commenti da parte di politici e imprenditori ai quali si aggiungono però quelli di ogni singolo cittadino; diciamola così: dopo i 50 e fischia milioni di commissari tecnici della nazioanle abbiamo lo stesso numero di finanzieri, manager di impresa ed esperti in trasporti!
E' l'Italia in cui tutti sembrano poter fare tutto, e che importa se ciò che si dice ha una certa cognizione di causa. La proposta economica del vettore francese è oltraggiosa, tuona qualcuno, no va bene, dice qualcunaltro; sparisce la livrea tricolore, no perchè Air France prevede il diritto di veto degli amministratori italiani su scelte strategiche. E vai, chi più ne ha più ne metta!
Poi arriva lo straordinario teatrino della politica e qui debbo dire che il Pdl di Berlusconi e la Lega la fanno veramente da padrona, meritano una standing ovation per le capacità acrobatiche.
Fini è d'accordo sulla proposta di Air France, Berlusconi è per il ni in quanto le sorti di Malpensa sono legate a doppia mandata con quelle di Alitalia, la Lega è per il no per la stessa ragione più la necessità di avere una compagnia di bandiera. Avete capito bene: una compagnia di bandiera nel 2008!!... e meno male che questi sono quelli delle liberalizzazioni e del mercato-mercato.
Hanno governato per 5 anni (2001-2006), avendo quindi come Tesoro la maggioranza di Alitalia in mano, portando la compagnia dal pareggio di bilancio a questa perdita. Non hanno avuto il coraggio di fare scelte coraggiose e hanno continuato a far perdere milioni di Euro inistendo su Malpensa senza diminuire l'attività di altri aeroporti. Ma, mi chiedo, come è possibile che Malpensa funzioni al meglio quando nell'arco di 100 Km altri aeroporti fanno le stesse tratte (Bergamo, Linate, Venezia, Verona)?
Questo significa che per salvare una infrastruttura del Nord, Malpensa, i campioni leghisti del federalismo hanno usato di fatto le risorse pubbliche statali mediante le attività, in perdita, di Alitalia. Ed è questo il vero motivo per il quale sono in disaccordo con l'ipotesi di vendita ad Air France.
Io non so, non è il mio mestiere, cosa oggi convenga da un punto di vista economico ma so di certo che gli italiani sono stanchi di pagare i debiti (ormai incolmabili) della cosiddetta compagnia di bandiera e vorrebbero tanto una politica, il Partito Democratico ci lavora ogni giorno di più, che sappia decidere per i veri interessi del Paese, di tutto il Paese!
Anche questo, credo, si può fare!!! 


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5 marzo 2008
Sete...di candidature

Spesso sento la necessità di scrivere le mie riflessioni sul tema che più mi appassiona, la politica, quando noto situazioni incredibilmente fuori luogo. Da qualche giorno mi avete visto silente perchè ho seguito con attenzione le ultime fasi di questo inizio della campagna elettorale e mi pareva tutto funzionasse molto bene. Poi oggi apro casualmente un sito di informazione nazionale e vedo che Marco Pannella intende fare lo sciopero della sete per la questione candidature radicali.
E' un gesto che mi fa sorridere perchè rappresenta la più alta simbologia di "attacamento alla poltrona" che io abbia mai vista rappresentata, ma al tempo stesso è un gesto che fa male al nostro progetto di Italia nuova e moderna perchè anni luce distante dal sentire dei cittadini.
Sono giorni infatti che noto entusiasmo tra la gente, capisco che per la prima volta da qualche anno a questa parte siamo in sintonia, tutto diventa molto semplice da spiegare e la stessa semplicità si trasforma in incisività; scusate ma non è poco! Io feci la campagna del 2006 e ricordo quanto era complesso spiegare le tante sfumature programmatiche scaturite da una coalizione troppo eterogenea.
Oggi tutto si è modificato grazie alla scelta di correre soli e, aspetto rilevante, ad una candidatura nuova, autorevole e vigorosa come quella di Veltroni. L'ho visto ieri sera da Vespa, mi sono piaciuti i toni, la competenza, il rigore politico-istituzionale, la sobrietà e la capacità di presentare un programma che convince. Tutto ciò fa la differenza, come la fanno le novità introdotte nelle liste anche se non ovunque (in qualche regione uno sforzo in più poteva essere fatto).
Attenzione però, perchè una campagna elettorale così mobile (molto elettorato ancora indeciso) si gioca anche sulle piccole cose ed è noto quanto gli aspetti negativi trovino subito massima ribalta.
Io non sono stato contrario all'ingresso dei radicali, ne condivido alcune battaglie mentre non mi piacciono i toni e una "radicalità" appunto che a volte appare troppo acritica. Ma voglio stare in un partito, il Pd, che ha il coraggio di tenere al suo interno tutte queste posizioni per definirne una sintesi alta; ambisco a riconoscermi in un partito dove, come nella società, convivono anche contraddizioni ma come fonte di arricchimento. Per questo sì ai radicali e senza chiedere loro di rinunciare a nulla.
Ma fare lo sciopero della sete per questi benedetti posti in lista non è forse contraddire o sminuire le loro stesse battaglie? Non significa mettre sullo stesso piano lo sciopero per l'abrogazione della pena di morte e quello per i candidati? Io sono convinto che i cittadini non potranno capire e bene farà il Pd a mantenere una posizione di massimo rigore, anche perchè tutti dobbiamo correre per spiegare alle persone le nostre idee e mi parrebbe poco elegante fondare un accordo semplicemente su 8/9 posti in Parlamento. 


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permalink | inviato da iDeemocratici il 5/3/2008 alle 14:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
11 febbraio 2008
Liberi e contenti!!

10 giorni in cui è accaduto di ogni, e poi dicono che la politica si muove troppo lentamente! Il problema vero è che si ha la sensazione di una grande mobilità di fronte ai periodi di crisi elettorale e di altrettanta, in termini quantitativi, lentezza una volta ottenuto il consenso.
Ma proviamo a fare il punto: crisi del Governo Prodi con conseguente parlamentarizzazione (ineccepibile dal punto di vista istituzionale e, con il senno di poi, anche politica), tentativo "mariniano" del Capo dello Stato, solito "niet" della CdL che non pensa agli interessi del Paese, scioglimento delle Camere, elezioni e il Pd che va da solo. Tutto in 10 giorni circa, appunto!
Non nascondo, di fronte a questa situazione, un certo sconforto, anche per non avere avuto il tempo di realizzare quei miglioramenti per la vita degli italiani che avevamo previsto in Finanziaria e non aver saputo comunicare efficacemente alcune scelte compiute (vedasi risanamento dei conti pubblici). Ma poi mi accorgo che non avremmo mai potuto trasmettere piena fiducia alle persone considerato che in un unico giorno riuscivamo a esprimere un giusto provvedimento e il suo esatto contrario con l'aggravante (tutta italiana, qualcuno direbbe!) di partiti politici e ministri che manifestavano contro il governo che sostenevano. E allora cosa non ha funzionato, perchè non siamo stati compresi. Disincanto, forse, incredulità, probabile, disinteresse, non credo, la visione di una politica immobile e solamente rivolta a se stessa, abbastanza corretto.
Ogni giorno, passeggiando nel mio comune, incontro persone, ascolto e cerco di trasmettere opinioni e mi sento dire spesso una frase che non so controbattere: sì...sì...parlate bene, promettete tanto ma poi, per una ragione o per l'altra, non siete mai in grado di realizzare ciò che dite! C'è un evidente problema di credibilità che rende impossibile proiettarsi verso il futuro.
Ma il Partito Democratico che va alle elezioni libero da condizionamenti mi fornisce una risposta convicente da dare a quei cittadini che attendo di rivolgere lo sguardo al futuro e che sentono al tempo stesso che per farlo serve una politica nuova e coraggiosa.
Ieri, a Spello, Walter Veltroni ha dato una speranza, è riuscito ad emozionare! Noi abbiamo bisogno di questo entusiasmo, dobbiamo tornare a credere che vi sono valori, riforme e obiettivi per i quali vale la pena battersi e sapere che "lo si deve fare perchè va fatto" (come dice il ragazzo che parla dell'esperienza del nonno a favore dei partigiani citato nel discorso di Veltroni).
Noi, democratici, oggi siamo quelli che possono proporre un cambiamento credibile perchè mettiamo insieme sostanza (le idee) e forma (da soli), noi siamo quelli che producono una storica innovazione per il sistema politico italiano, noi siamo quelli che vogliamo una politica che sappia corrispondere agli interessi dei cittadini e non sia autoreferenziale, noi siamo quelli che vogliono più sobrietà perchè la tifoseria negativa è un male da estirpare.
Di queste speranze hanno bisogno gli italiani e con questa grande idea di cambiamento noi approcciamo una campagna elettorale che credo possa dare grandi soddisfazioni e se non sarà così dobbiamo essere consapevoli che si è aperta una nuova era in cui i coraggiosi prima o poi saranno premiati.
Incamminiamoci, parliamo alle tante persone che faticano ogni giorno per avere un domani migliore, sono le stesse che oggi non sanno chi glielo possa garantire ma che al tempo stesso sono in attesa di una politica che corrisponda a questa aspettativa. Oggi quella politica si chiama Partito Democratico e Veltroni Presidente.

Il discorso integrale di Veltroni
http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=44547

23 novembre 2007
Il simbolo: che ne dite?

 

Un po' in ritardo per impegni ma partecipo volentieri anche io alla riflessione sul nuovo simbolo del nostro partito. Parrà banale farlo, forse leggermente "gossipparo" (è bello, non lo è, poteva essere...), ma non penso sia così perchè in questi segni grafici c'è l'anima di ciò che saremo, la nostra immagine nel mondo appunto dell'immagine e della comunicazione sfrenata.
A me piace e ne dico i motivi:

  • ci sono i colori della nostra bandiera che negli ultimi anni, grazie anche ad un lavoro intenso del Presidente Ciampi prima e Napolitano oggi, rappresentano un elemento di forte identificazione e unione. Intorno alla bandiera ci si ritrova, basti ricordare i momenti celebrativi o con più leggerezza la notte dei mondiali, lì c'è la nostra storia e il ricorso ad essa mi trasmette la voglia di una ricerca di unità nazionale che è il modo per far marciare questo Paese. E poi, finalmente, non la lasciamo ai partiti di centrodestra che spesso ne determinano un uso nazionalista nell'accezione negativa del termine.
  • E' chiaro (era ora) perchè non ricorre a simbologie particolare se non con un richiamo doveroso e fondamentale all'ulivo.
  • E' molto internazionale. Questa è la prima caratteristica che mi è venuta in mente vedendolo anche perchè l'uso delle lettere, PD appunto, lo rende immediatamente leggibile ai più, indipendentemente dalla conoscenza della nostra lingua.

Bene anche io ho fatto il compitino del commento sul simbolo e ora, per chi vuole tocca a voi.
Vi piace? e se sì quali sono i tre aggettivi che lo qualificano? Partecipate gente, partecipate!!

 


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permalink | inviato da iDeemocratici il 23/11/2007 alle 16:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
31 ottobre 2007
Evitiamo il "tafazzismo"

Ok, l'ho già detto nelle mie riflessioni post milanesi e ora lo ribadisco con decisione che sulle regole votate sabato si poteva fare meglio ma oggi aggiungo: basta con il "tafazzismo" cronico.
Sì, perchè è del tutto vero che quel dispositivo poteva essere maggioramente discusso e magari alcuni aspetti si sarebbero limati ma da lì a pensare che tutto il dibattito sul nascente partito democratico sia impegnato da metodi e forme mi sembra davvero eccessivo e lo sono ancora di più le minacce (vedasi Parisi) di chi per questo intenderebbe uscire da un progetto che peraltro non ha ancora declinazioni territoriali.
In questi giorni ho avuto modo di incontrare alcuni elettori del 14 ottobre, quelli meno addetti ai lavori, e mi hanno confidato di aver raccolto da Milano una autentica speranza di un soggetto politico innovativo. Di questo forse andrebbe maggiormente dibattuto.
Ma considerato che il tema delle regole esiste voglio provare ad introdurre un po' di pragmatismo che consenta anche il rispetto dei tempi, principio troppo spesso dimenticato in politica. Allora, le norme dicono che si debbono eleggere i coordinatori provincaili il 24 novembre, molti di noi pensano che esista un gap di legittimazione troppo ampio tra le primarie per il segretario nazionale e quelli regionali e una facoltà elettiva per il provinciale consegnata ai soli costituenti divisi per provincia (a Reggio 94 contro 62.000 votanti), tutti dicono che sarà un partito federale. Bene, sulla base di questi presuppossti chiediamo all'Assemblea regionale che si riunirà il 10 novembre di trovare una formala che rispetti le tempistiche e allarghi la platea degli elettori per i provinciali o comunque definisca un meccanismo di consultazione ampia. Ciò che peraltro accadrà per gli organi locali da definire entro il 23 dicembre con espressione dei votanti il 14 ottobre.
Così, senza polemiche, credo si debba affrontare la questione altrimenti rischiamo davvero, come ha detto qualcuno, di "sopprimere noi stessi il neonato nella culla".
E poi trasferiamo sui territori i veri temi di confronto che abbiamo udito e applaudito a Milano ma che vanno messi alla prova: vocazione maggioritaria (con la possibilità di andare anche soli alle prossime elezioni), sostegno pieno al Governo Prodi, riforme istituzionali, legge elettorale, forma partito, impegno ambientale con l'idea di Veltroni di un grande movimento di popolo da opporre al riarmo nucleare, e via dicendo. La gente ha bisogno di riappropriarsi di questi temi e una volta discussi vuole che i dirigenti politici siano conseguenti, vale a dire li realizzino.
Questo funzioni anche sul territorio provinciale e sulla base di queste modalità dovremmo modificare il nostro stile di fare politica sapendo che le forme sono anche sostanza, ma non l'unico componente di quella sostanza che si chiama Partito Democratico 


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